18 agosto 2014

Sospesa...

Il problema del tempo è che anche quando ne hai lui tende a sfuggire, tende a fare come gli spiccioli quando cadono di tasca, rotola sotto i mobili; vola via dalle fessure, come la sabbia. Il tempo, anche quando si dilata, si estende, non basta mai perché quello che dovresti spendere lo sperperi in pensieri che si disperdono in mille rivoli pur essendo sempre il solito fiume. Ho promesso parole da giorni, da mesi, e sono tutte qui, impilate e sovrapposte sopra le mensole della mia testa, come in una polverosa e antica libreria che non vende libri, ma li accumula. Ho mille inizi su mille fogli di carta e nessun senso compiuto; cento bandoli di altrettante matasse e, come un pendolo, oscillo tra tutti i sentimenti senza, per fortuna, stabilizzarmi mai.

La foto l'ho scattata io, con il cellulare, giusto qualche sera fa, a Polignano. Vi racconterò del viaggio, giuro, vi racconterò. Come vi racconterò tante altre cose, prima o poi...

11 agosto 2014

Fuori

Fuori, sì viviamo fuori
ma fuori davvero
ci fa paura di andare
fuori dagli uomini
fuori dal cielo
fuori non riesco neanche
a immaginarlo vero...


Scusate, ho ancora gli occhi pieni di luce e la bocca piena di sabbia, la testa piena di parola e il cuore pieno di mancanze. Appena saprò come farlo cercherò di raccontarvi...

27 luglio 2014

Kill Bill reloaded

[In attesa di un titolo]


Davvero credi che la tua mossa dei cinque colpi non abbia funzionato, Beatrix? Pensi che io abbia fatto più di cinque passi e sia tranquillamente andato avanti? Che abbia camminato senza che il mio cuore esplodesse? Mi hai guardato bene Beatrix? Ognuno dei cinque colpi che, silenziosa, mi hai sferrato, hanno raggiunto il loro obiettivo, hanno espanso la loro energia, sono entrati dentro di me. Tu sei entrata dentro di me Beatrix, a quel punto avevo solo cinque passi da fare, cinque passi da percorrere lungo la mia strada e poi il mio cuore sarebbe esploso; tu mi vedi qui, mi senti, e pensi che i tuoi colpi non siano andati a segno perché sono passati anni da quando mi hai colpito, cinque colpi delle tue mani leggere, delle tue dita sottili Beatrix e tu ti chiedi perché sia ancora in piedi, perché il mio cuore non è esploso, perché abbia camminato e ti dici che hai sbagliato Beatrix, che Pai Mei non ti ha insegnato la vera mossa dei cinque colpi, che, alla fine, non sei realmente stata capace di colpirmi. L’errore sta qui Beatrix, adesso alzi su di me l’indistruttibile spada di Hattori Hanzo e non hai ancora capito il senso reale della mossa dei cinque colpi di Pai Mei; pensi che io abbia camminato dopo quel giorno di tanti anni fa Beatrix, e che il mio cuore non sia esploso. Guardami Beatrix, io ho fatto i cinque passi e mi sono fermato, non ne ho fatti altri, non ho più mosso un passo da quel giorno, sono anni che sto fermo, che non mi sposto; il mio cuore non ha più battuto da quel giorno Beatrix, è esploso, e quello che tu vedi e per cui ti convinci che la tua mossa dei cinque colpi non abbia funzionato è proprio la dimostrazione che ha funzionato perfettamente. Pai Mei ti ha insegnato la mossa giusta Beatrix, solo non ti ha spiegato il vero senso della mossa dei cinque colpi, che non è una mossa di kung fu o, meglio, non lo è nel senso in cui la si intende normalmente; i cinque colpi sono le vie tramite le quali entri dentro una persona, sono i cinque sensi Beatrix. Colpisci la vista e poi l’udito, alla distanza, e ti avvicini e colpisci l’olfatto, ancora un passo, il contatto, e colpisci il gusto ed il tatto e attraverso le cinque vie le energie raggiungono il cuore; non te ne accorgi subito, no, fai giusto cinque passi, quelli per vivere lo spazio intorno, ed il cuore esplode e colui, o colei, che è stato colpito rimane lì, per sempre; capisci Beatrix? Spesso la mossa più letale è proprio la vita e anche se tu credi che io abbia fatto il sesto passo, che gli anni mi abbiano fatto fare tanta strada, che il cuore abbia battuto milioni di rintocchi; la verità è che la tua mossa è andata perfettamente a segno ed io sono rimasto lì, da allora e non mi muoverò più. Ora mi ferisci con la spada di Hattori Hanzo ma sono solo scosse di vita, capisci Beatrix?

Di solito i miei reloaded riguardano libri, questa volta mi sono dedicato ad un film (che nemmeno ho visto tutto, se è per questo?

25 luglio 2014

Piccolo spazio pubblicità

Milonga improvvisata


Dalla finestra aperta mi arriva un po’ della brezza di mare, me ne faccio poco, con questo caldo, ma è meglio di niente; meglio di sudare anche soltanto respirando. Mi sposto sul balcone di questo albergo con poche pretese, affacciato sulla sabbia; vedo la costa puntellata di luci, l’afa rende opaca anche la notte e la luna, enorme, è velata ai bordi. Un refolo un po’ più forte mi porta sollievo e una sensazione di musica; decido di scendere a passeggiare sulla riva, con la scusa di stancarmi e rinfrescarmi con in piedi in acqua ma, in realtà, mi spingo ad inseguire quell’ipotesi di melodia che m’ha rapito... 

il resto potete leggerlo qui

24 luglio 2014

Intermezzo


Il coccodrillo è in cerca
sempre di una preda
La preda fa di tutto
perchè lui la veda

22 luglio 2014

Segnalibro

Mi piacciono i segnalibri, ne ho di diversi ma, spesso, uso anche le cose più disparate per segnare l'ultima pagina del libro che sto leggendo. Confesso che una delle cose che mi manca di più quando leggo un ebook, oltre al profumo della carta ed al fruscio delle pagine, è proprio non mettere un bel segnalibro all'interno; certo, è meno facile perdere il segno perché, si sa, per quanto strette siano le pagine magari il libro ti casca e scappa fuori anche il segnalibro ed allora devi cercare un segno diverso per capire a che pagina eri, un ricordo, una sensazione, un leggere scurimento delle pagine già lette; però il fatto che non metto il segnalibro, fisicamente, a segnare la chiusura momentanea, mi manca un po'. Tra i tanti segnalibri che ho, tutta roba da nulla eh, non immaginatevi sciccherie, ne ho uno che riproduce "Golconda" di Magritte; avete presente no? Il quadro con gli omini con la bombetta che piovono sulla città, è famoso. Quel segnalibro l'ho comprato qualche anno fa, quando sono andato a vedere la mostra di Magritte a Palazzo Reale, a Milano; "Golconda" non era tra i quadri esposti ma ce n'erano comunque di bellissimi, tipo "L'impero delle luci" (ora non chiedetemi se era il numero 1 o il numero 2). Comunque "Golconda" l'ho visto dopo qualche anno al MoMa (o al Met, oppure all'Art Institute di Chicago, mo non mi ricordo bene, ne ho visti così tanti, quell'anno), o, meglio, uno dei "Golconda" (e sì, perché anche di quello ce n'è più di uno) e vi assicuro che è una meraviglia, come tutti i quadri di Magritte. Adoro Magritte, il suo surrealismo mi fa impazzire, per esempio mi piacciono un sacco tutti i suoi "Ceci n'est pas...", tipo il più famoso "Ceci n'est pas une pipe", lo conoscete no? Quello che rappresenta, appunto, una pipa; sono stranianti quei quadri, il bello è proprio quello, ti rappresenta una cosa e ti dice che non lo è; è come quando tu pensi che Tizio (o Caio, o Sempronio) sia in un modo e poi arriva qualcuno che ti dice "No guarda, ti sbagli, Tizio (o Caio, o Sempronio), non è come pensi" e tu, proprio come davanti ad un quadro di Magritte, pensi "Ma forse ha ragione, Tizio (o Caio, o Sempronio) non è come penso io, lo saprà bene, lo conosce meglio di me", così come per la pipa, pensi "Magritte avrà ragione, l'ha dipinta lui, non sarà, come penso io, una pipa; sarà altro, come dice lui". Poi guardi meglio (sia la pipa che Tizio (o Caio, o Sempronio) ed è proprio come pensavi tu e che il surreale sta proprio in queste persone che insistono che Tizio (o Caio, o Sempronio) non è come pensi tu, così come Magritte che insiste che non è una pipa. Insomma, dicevo che ho questo segnalibro raffigurante Golconda e, devo dire, mi piace un sacco, quando lo chiudo fra le pagine del libro, fare in modo che uno degli omini sembri appoggiato al bordo alto del libro, come se non stesse cadendo dal cielo, come se, semplicemente, passeggiasse sul libro. Così, per dire.


20 luglio 2014

Come tutti gli anni

Come ogni anno, da quando questo blog esiste; come ogni anno, senza commenti perché la memoria è un esercizio collettivo che si fa in solitaria. Bisogna guardare dentro la propria testa e dentro il proprio cuore e togliere la polvere che abbiamo accumulato sui ricordi.