Insomma, io in fondo l'ho sempre saputo no? Lo sapevate anche voi e gli altri e pure gli essi, massì che, in fondo, quando arriva arriva ed allora ci si toglie il dente e poi? Poi si fanno gli sciacqui col colluttorio alla menta inviperita, quella che dà il pizzicorino e poi "sputi qui", "NON SUL PAVIMENTO! QUI!!!" che, hai voglia ad averci mira se mi imbottisci di analgesico ed anestetico le gengive di sù ed il dente lo togli da quelle di giù. Non divaghiamo, dicevo che quando arriva arriva, massì che lo sapete, uffaaaaa, il traguardo sì; ti fai chilometri e chilometri e chilometri e chilometri, ma tanti eh, e poi, finalmente intravedi lo striscione con su scritto...PARTENZA...cazzo! Non fai in tempo a finire che devi ripartire e di nuovo chilometri e chilometri e chilometri e chilometri. Ma voi ci avete mai pensato? Non ai chilometri, al fatto che se ripeti una parola per un sacco di volte è come se non riuscissi più a collegarla al suo significato? Fine fine fine fine fine, no, quella rimane uguale ma è l'eccezione che conferma la regola. Uffa, continuate a farmi divagare ed io non voglio divagare il passato, in fondo è passato no? E' la vita girata nel passino del tempo, quello con pomello giallo, quello che mamma usava per schiacciare le patate e farci le crocchette, siamo crocchette questa è la verità: croccanti ed abbrustoliti fuori, morbidi, bollenti e filanti dentro, non si sfugge, alcuni al massino sono supplì. Ciò non toglie che quando arriva arriva ed è arrivato, il fatidico ultimo giorno e le ultime ore; di lavoro eh! Di lavoro milanese eh! Di lavoro milanese continuo e reiterato per giorni eh! Che con voi bisogna essere precisi che subito pensate che uno finisce altro. Non ho altro da finire ora se non le birre in frigo, magari mentre chiudo le scatole con mia mamma che me le romperà perchè qualcosa sarà troppo troppo ed altro poco poco e dopo quattordicimesiquattordici quasi mi sa che è meglio se mi vado a comprare dieci litri di Novalgina. Dovrei fare un bilancio ma li faccio già di mestiere e qui non c'è mai stato il mio mestiere perchè se molto spesso ciò che scrivo è vero ed ormai se non c'è falso in bilancio che bilancio è? Eh? Vabbè, arriva insomma, ore e minuti e poi "Beh, è stato un piacere ci sentiamo ci vediamo" e fai un sorriso e stringi mani e però un po' di magone, un pochino ti viene, diamine, mica siamo fatti di pietra pomice che galleggia solo, come stronzi, ma grattiamo via i calli. Magone per magone, che con un baol i magoni si trovano bene, cortesie tra colleghi, poi ti metti e pensi alle facce beccate ed a quelle mancate, ma mica a schiaffi è, quelle facce, massì, quelle che "cavolo sto a Milano vuoi che non ci incontriamo?" e com'è che voglio e poi non ci incontriamo? Non vuoi tu o non vogliamo? O non possiamo? O non sappiamo? Boh?! Beh, vabbè c'ho ancora le mie ore di città, di smog asfalto e facce strane, le ore per pensare alle mie ore future di paese, di zolfo e facce sceme. Ma pure facce belle e occhi azzurri chè non tutto si lascia, qualcosa si ritrova ed una birra non è birra uguale in ogni dove? In realtà no, ma meglio non pensarci ora, molto meglio.
Non preoccupatevi, sto bene.
